Non ho mai compreso la venerazione che trasformò Palmiro Togliatti nel “Migliore”. E non ho mai condiviso l’ideologia grillina dell’uno vale uno, se non nel conto dei voti nelle urne. Ora confesso che vedere l’una confusa con l’altra mi sconcerta un po’, e lo dico con tutto il rispetto per Alessandro Di Battista, a cui auguro sinceramente una pronta e piena guarigione e perché si verifichi il suo auspicio già comunicato ai social network: “Tornerò presto”.
Ecco, al netto dell’augurio e dell’auspicio, tutta la vicenda che da qualche ora impegna il mondo dei media e della politica italiana mi lascia stranito.
Accade che un ex parlamentare, nel suo rinnovato ruolo di attivista e reporter sia colto da un grave malore. A Cuba? Poteva essere a Londra o a Giakarta. All’estero. E attorno alla sua sventura si è prodotto un movimento – solo perché è sempre stato movimentista, al punto da non farsi ricandidare per una seconda legislatura e per non seguire i passi istituzionali di Di Maio e soci? – che umanamente è più che comprensibile, ma che a livello istituzionale (e lasciatemi dire, anche a livello mediatico) è incomprensibile.
In questi casi, quando un italiano sta male all’estero, se ha un’assicurazione buon per lui, altrimenti si muove una sacrosanta solidarietà privata di parenti, amici, colleghi, sodali per rendere il momento meno difficile e traumatico, per la salute e per il portafoglio.
I media? Bastava che fosse un ospite fisso di “Di Martedì” per assicurargli una simpatia soccorrevole e un coro di sostegno – al netto, lo ripeto, dell’umanissima reazione amicale – da parte del sistema mediatico? Se, ometto nomi per non essere uccellaccio di sventura, qualcun altro mediaticamente “opposto” alle tesi e alle idee di Di Battista, fosse stato colto da un coccolone all’estero, siamo sicuri che in qualche redazione non ci sarebbe stato un cinico e spregevole brindisi al nemico-avversario colpito dalla sventura?
A pensare male si fa peccato – diceva uno che se ne intendeva – ma spesso ci si azzecca.
Le istituzioni? Basta essere stati parlamentari per una legislatura perché da Roma si prepari un aereo sanitario per predisporre il suo rientro in Italia? So che mi rendo antipatico, ma vorrei essere libero di guardare ai fatti per quello che sono. C’è chi si è preso la briga di cercare dei precedenti. Ora, ho frequentato a lungo la Pubblica Amministrazione, che spesso invoca i precedenti per poter fare scelte susseguenti. Non sempre un precedente giustifica un atto in sé opinabile, o addirittura disdicevole. Ma la ricerca del precedente è addirittura ridicola, per predisporre una linea di difesa di fronte all’ipotesi di danno erariale?
Ma è una follia. Una follia al quadrato se a essere oggetto di queste attenzioni è un politico – direi che ancora lo si possa definire così, benché extraparlamentare – che ha fatto dell’idea dell’uno vale uno il suo credo e ha invocato come suo obiettivo un Parlamento da sventrare come una scatola di tonno. Allora ogni italiano all’estero dovrebbe poter contare – in caso di malore – di un aereo sanitario di soccorso. Ma è normale?
Il ministro Tajani si è premurato di telefonargli. Ha prevalso la solidarietà dell’avversario, che ha vissuto da trincee opposte molte battaglie politiche? Forse. Ma quel cittadino italiano che da domani si troverà, purtroppo, afflitto da un grave malore, all’estero (non in zone di guerra, intendiamoci) potrà contare su una telefonata almeno di un sottosegretario?
Fonte: Il Riformista